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Sicurezza sul lavoro: oneri e sanzioni
Ultimo aggiornamento 1° luglio 2009
Gli infortuni sul lavoro accadono in prevalenza per carenza di formazione dei lavoratori e dei datori di lavoro, per l’utilizzo di attrezzature non adeguate, per l’assenza di sostegno finanziario teso al miglioramento dei sistemi di prevenzione. Secondo i dati INAIL, il 33% degli infortuni si verifica per distrazione ed incuria, anche se comunque nel Lazio nell’ultimo anno, gli incidenti mortali sono diminuiti del 20 per cento.

Il “Testo Unico Salute e sicurezza sul lavoro”, approvato con D.Lgs. 9/04/08 n. 81, obbliga le imprese a tutelare la salute dei lavoratori, attraverso il mantenimento di adeguati standard di sicurezza nei luoghi presso cui si svolgono le attività aziendali. Si compone di 13 titoli, 303 articoli e 52 allegati e rappresenta un atto dovuto al Paese, perché, anche se non è sufficiente a far cessare l’inaccettabile catena di incidenti e morti sul lavoro, può incidere sulla diffusione della cultura della salute e sicurezza nei luoghi di lavoro. Il testo assicura il pieno rispetto delle disposizioni comunitarie, l’equilibrio tra Stato e Regioni - fondamentale in una materia attribuita alla rispettiva competenza legislativa - e, soprattutto, l’uniformità della tutela sull’intero territorio nazionale.

La normativa in materia di salute e sicurezza sul lavoro si applica a tutti i settori (aziende private, settore pubblico e tutte le attività a rischio), a tutti i lavoratori e lavoratrici, indipendentemente dalla qualificazione del rapporto di lavoro che li lega all’imprenditore: quindi oltre al lavoro subordinato e a quello autonomo, anche al lavoro “flessibile”, a domicilio e a distanza, al quale le garanzie si applicheranno solo se compatibili con tale tipologia di lavoro. Le regole valgono anche per i collaboratori a progetto, per chi ha un contratto di collaborazione continuativa e per chi svolge prestazioni occasionali (sono esclusi i piccoli lavori domestici come, per esempio, le lezioni private o l’assistenza domiciliare a bambini ed anziani).

La struttura della legge è impostata prima con la individuazione dei soggetti responsabili e poi con la descrizione delle misure gestionali e degli adeguamenti tecnici necessari per ridurre i rischi lavorativi. Il datore di lavoro è il soggetto responsabile della sicurezza dell’impresa. Egli deve considerare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei lavoratori compresi quelli collegati allo stress da lavoro, alle differenze di sesso, all’età, alla provenienza da altri Paesi; deve informare e formare i propri lavoratori ad avere, dal punto di vista della sicurezza, un comportamento corretto durante lo svolgimento delle attività operative; deve controllare lo stato di salute dei propri lavoratori per verificarne l’idoneità alle mansioni a cui sono assegnati.  

Gli esiti di tale valutazione devono confluire in “un documento di valutazione dei rischi”, nel quale devono essere inserite le eventuali mansioni che espongono i lavoratori a rischi specifici. In caso contrario, il datore di lavoro è soggetto a sanzioni pecuniarie e detentive. Per esempio è previsto l’arresto da 4 ad 8 mesi (da 6 a 18 mesi nelle aziende ad alto rischio) o l’ammenda da 5mila a 15mila euro per il datore di lavoro che non ottempera ai suoi obblighi (valutazione dei rischi ed elaborazione del documento conseguente, designazione del responsabile della prevenzione). Nei casi meno gravi la sanzione si trasforma in ammenda da 8mila a 24mila euro se risulteranno eliminate tutte le irregolarità, le fonti di rischio e le eventuali conseguenze dannose del reato.

Tutte quelle aziende che non rispettano le norme di sicurezza o vengono scoperte ad utilizzare in nero oltre il 20% dei lavoratori impiegati vengono interdette dalla partecipazione agli appalti pubblici e anche alle gare d’asta. La sospensione dell’attività imprenditoriale è prevista fin dal primo accesso ispettivo, quando si riscontrino varie violazioni che espongano i lavoratori a rischi elevati come la caduta dall’alto, il folgoramento, l’incendio oppure a pericolosi contatti con amianto e agenti chimici.

Il 27 marzo 2009 il governo ha approvato lo schema di decreto correttivo del Testo Unico, che prevede modifiche importanti e sostanziali alla disciplina della sicurezza sul lavoro. Prima di essere adottato, tale provvedimento dovrà comunque essere discusso dalle parti sociali, dalla Conferenza Stato Regioni e dalle Commissioni parlamentari. Nelle sue linee guida, il correttivo ribadisce l’assoluta necessità per ogni impresa di valutare tutti i rischi per la salute e la sicurezza dei propri lavoratori. Al tempo stesso, però, semplifica la procedura per dare prova della data del medesimo documento. Essa infatti potrà essere dimostrata dalla firma di tutti coloro che, insieme al datore di lavoro, sono coinvolti dalla normativa, come il rappresentante dei lavoratori, il medico competente, il responsabile del servizio di prevenzione e protezione. Il Documento unico (DUVRI) viene escluso nelle lavorazioni a rischio basso e/o di limitata durata.

Rimane fondamentale il dialogo con le parti sociali e si precisa che la collaborazione “può essere effettuata”con gli organismi paritetici ed il libretto del cittadino verrà adottato “se concretamente disponibile in quanto attivato nel rispetto delle vigenti disposizioni”. Sempre agli organismi paritetici vengono date più possibilità di svolgimento di attività formative nonché l’utilizzo dei fondi interprofessionali. Anche ai cosiddetti “volontari” sarà garantita la sicurezza sul lavoro con applicazione delle norme previste per i lavoratori autonomi, in termini di fornitura di dispositivi di protezione individuale ed attrezzature di lavoro con una tutela "rafforzata" ove essi siano chiamati ad operare all'interno di una organizzazione. Si pensi al volontario che operi all'interno di un ospedale.

Viene ribadita l’attenzione alla prevenzione che è fatta di maggiore formazione, migliore informazione, effettività del coordinamento interistituzionale nella programmazione delle visite ispettive. A tali scopi, il correttivo potenzia il coordinamento a livello territoriale fra i funzionari di vigilanza delle Asl e gli ispettori del lavoro, consentendo a pieno titolo l'espletamento della vigilanza da parte di entrambi gli organismi operanti a livello provinciale e regionale. Le ispezioni saranno incentivate a partire dalle realtà a rischio che vanno dal sommerso al lavoro nero, dai cantieri abusivi al controllo sul caporalato, puntando a sanzionare le violazioni sostanziali e non limitandosi solo al controllo formale dei documenti.

Viene potenziata l’integrazione tra l’attività del Servizio Sanitario Nazionale e quella dell'INAIL ai fini dell’assistenza e della riabilitazione dei lavoratori vittime di infortuni, in modo da garantirne il migliore e più rapido recupero dell'integrità psicofisica e della capacità lavorativa. Troppo spesso la persona che subisce un danno alla salute viene lasciata a se stessa. Lo scopo è  quello di diminuire il contenzioso con l’Inail e di accelerare l’iter delle pratiche. I costi sociali da infortuni sul lavoro sono stati infatti quantificati in oltre 45 miliardi di euro, secondo un rapporto ufficiale INAIL 2007.

Il correttivo interviene poi sul sistema sanzionatorio per il raggiungimento di standard sempre più elevati. Resta in vigore l’alternatività tra arresto e ammenda e viene introdotto un maggior ricorso alla prescrizione obbligatoria. La sanzione penale è prevista nei casi di violazione delle disposizioni sostanziali e non di quelle unicamente formali (trasmissione di documentazione, notifiche, ecc.). Inoltre, si provvede a rendere le ammende e le sanzioni pecuniarie proporzionate, oltre che alle violazioni, all'aumento dei prezzi al consumo, verificato su base ISTAT dal 1994 (anno in cui venne emanato il decreto legislativo n. 626). A livello di sanzioni, sono state quindi prese le norme previste dal precedente D. Lgs. n. 626/94 e sono state quasi raddoppiate. Di conseguenza gli importi delle multe risultano in alcuni casi maggiori e in altri minori rispetti a quelli fissati dal D. Lgs. n. 81/2008. La più grave delle omissioni previste dal decreto legislativo n.626/1994 (omessa valutazione dei rischi) era sanzionata con l'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da 1549 a 4131 euro e viene ora punita, nel correttivo, con la sanzione dell'arresto da tre a sei mesi o con l'ammenda da 2.500 a 6.400 euro. In ogni caso, viene mantenuto il solo arresto (e non anche l'ammenda) per l'omessa valutazione del rischio nelle aziende ad alto rischio, in quanto si tratta di condotta gravemente pericolosa per la salute dei lavoratori
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Valeria Silla

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