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Separazione con addebito al marito: un caso particolare
Ultimo aggiornamento 26 ottobre 2009
Impedire alla moglie di realizzarsi professionalmente costituisce uno dei motivi che possono giustificare la separazione con addebito a carico del marito. Tale principio è stato confermato da una recente sentenza della Corte di Cassazione, con una singolare pronuncia che ha fatto riflettere sul caso.
Nel 2001 una signora aveva richiesto al Tribunale la separazione dal marito con addebito a carico dello stesso in relazione a comportamenti dispotici e violenti, tendenti prevalentemente ad annientare la personalità e la stessa dignità della moglie, apponendo un divieto alla sua realizzazione professionale, mediante la negazione a priori della possibilità di frequentare dei corsi formativi necessari all'introduzione nel mondo del lavoro. In primo grado il Tribunale si era pronunciato per la separazione senza addebito.

La sentenza è stata impugnata con ricorso in Corte di Appello dalla signora per l'omessa dichiarazione di addebito a carico del marito e per altri motivi. La Corte d'Appello, in riforma della sentenza impugnata,  pronunciava la separazione con addebito a carico del marito. Quest'ultimo, a sua volta, proponeva un secondo ricorso alla Corte di Cassazione. La Suprema Corte, però, ha ritenuto la doglianza del marito come assolutamente infondata, poiché nel corso dei primi due gradi di giudizio era stato accertato, anche sulla base delle deposizioni di diversi testimoni, che una delle cause di separazione era stata proprio il comportamento dispotico e lesivo nei confronti della moglie, a cui nel corso del matrimonio egli aveva impedito di realizzarsi professionalmente, di acquisire una formazione professionale necessaria e sufficiente per entrare nel mercato del lavoro (nella specie la frequentazione di un corso per insegnante di sostegno), rifiutandole ogni sorta di finanziamento e arrivando addirittura al punto di prenderla a schiaffi.

Con la sentenza n. 8124 del 3 aprile 2009, la Corte di Cassazione ha confermato il principio della libertà di autodeterminazione e di scelta da parte di ciascun individuo, quale elemento fondamentale della propria dignità personale. Annichilire abitualmente il partner, costringerlo ad una vita di esclusione dal mercato del lavoro, a fronte di un forte desiderio di realizzazione professionale anche al di fuori delle "pareti domestiche", costituisce perciò un valido motivo di separazione personale con addebito a carico del coniuge prepotente
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Valeria Palombo

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