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Scuola italiana: le novità più interessanti della riforma
Ultimo aggiornamento 1° marzo 2009
È a tutti gli effetti legge di Stato con il n. 133/2008 il cosiddetto decreto Gelmini n. 137 del 1° settembre 2008 dal titolo “Disposizioni urgenti in materia di istruzione e università”. Si tratta di un provvedimento che ha fatto discutere e infuriare molti studenti, protagonisti in prima linea di una dura contestazione sostenuta peraltro anche da alcune organizzazioni sindacali del corpo docente che hanno indetto mobilitazioni generali nel corso dell’autunno scorso. Secondo il Ministro Gelmini la scuola italiana non va annoverata tra i malati terminali e lo scontro politico deve essere lasciato lontano e fuori dai centri di educazione.

Nella nuova legge sono tracciate delle indicazioni per ripristinare nella scuola serietà e disciplina anche per arginare quelli che sono ripetuti episodi di cronaca di bullismo e disagio giovanile. Il voto in condotta non ha più un valore simbolico perché da quest’anno farà media e con il 5 la bocciatura sarà automatica.

In particolare alle elementari e alle medie, in sede di scrutinio intermedio (fine primo quadrimestre) e in quello finale sarà valutato “il comportamento di ogni studente durante tutto il periodo di permanenza nella sede scolastica, anche in relazione alla partecipazione alle attività e agli interventi educativi realizzati dalle istituzioni scolastiche anche fuori della propria sede” (art. 2). A decorrere da quest’anno la valutazione del comportamento è espressa in numeri collegialmente dal consiglio di classe e concorre alla valutazione complessiva dello studente. Se inferiore al 6 lo studente non sarà ammesso al successivo anno di corso o all’esame conclusivo del corso di studi. Naturalmente per uniformare a livello nazionale i criteri di valutazione del comportamento degli studenti, il Ministero dell’Istruzione preciserà le modalità applicative di supporto al corpo docente per attribuire un voto inferiore al 6 a fatti di “particolare ed oggettiva gravità del comportamento”.

La valutazione comportamentale diventa così elemento determinante ai fini della valutazione complessiva dello studente, indipendentemente dalla qualità del suo curriculum scolastico e  conferisce al consiglio di classe uno strumento di natura punitiva a fini educativi. “Valutare il comportamento” - ha dichiarato il Ministro Gelmini – “significa rafforzare nella comunità scolastica l’importanza del rispetto delle regole e, dunque, la capacità dello studente di saper stare con gli altri, di esercitare correttamente i propri diritti, di adempiere ai propri doveri e di rispettare le regole poste a fondamento della comunità di cui fa parte”. “Non saranno più tollerati gli atti che non rispettano i compagni di classe, gli insegnanti, le strutture, il patrimonio comune”.

Da qui è correlata l’ulteriore novità introdotta dalla legge Gelmini che riguarda la formazione all’educazione civica e stradale indicata dall’art.1 come educazione alla “Cittadinanza e Costituzione”. La scuola deve rendere i ragazzi consapevoli dei loro diritti e doveri di cittadini nonché conoscitori dei principi costituzionali. È un percorso che va avviato già dalla scuola dell’infanzia con azioni di sensibilizzazione e di rafforzamento nel primo e nel secondo ciclo di istruzione. Sono previste inoltre iniziative per lo studio degli statuti regionali delle regioni ad autonomia ordinaria e speciale teso a promuovere la conoscenza del pluralismo istituzionale.

Viene ripristinato dall’art. 3 della legge il voto al posto del giudizio: non più “sufficiente”, “buono”, “distinto”, “ottimo” perché la valutazione sarà espressa numericamente. Tornano i voti in decimi nelle elementari (dove però saranno accompagnati dai giudizi) e nelle medie. Anche per l’esame di terza media torna così il voto in decimi. Sono ammessi alla classe successiva o all’esame finale a conclusione del ciclo gli studenti che hanno ottenuto un voto non inferiore a sei decimi in ciascuna disciplina; anche per gli studenti che conseguono il diploma, la valutazione sulle competenze acquisite (non inferiore a sei decimi) riguarderà il livello globale di maturazione raggiunto. Nella scuola primaria, i docenti, con decisione assunta all’unanimità, potranno non ammettere l’alunno alla classe successiva solo in casi eccezionali e comprovati da specifica motivazione. Il coordinamento delle norme vigenti per la valutazione degli studenti terrà conto anche dei disturbi specifici di apprendimento e della disabilità degli alunni.

Oltre al ritorno al voto, l’art. 4 della legge prevede il ritorno del maestro unico nella scuola primaria con orario di 24 ore settimanali, anche se si terrà conto delle esigenze, correlate alla domanda delle famiglie, di una più ampia articolazione del tempo-scuola. Tale misura, tra le più contestate, è finalizzata a razionalizzare l’utilizzo delle risorse umane e strumentali e sarà introdotta gradualmente dal prossimo anno scolastico solo nella prima classe della scuola primaria. L’esigenza nasce, secondo la legge, dal bisogno per il bambino dai 6 ai 10 anni di una figura unica di riferimento con cui possa avere un rapporto diretto e continuo. Il maestro unico sarà affiancato dagli insegnanti di religione e di inglese. È in via di definizione il trattamento economico da destinare al maestro unico per le ore di insegnamento ulteriori rispetto a quelle obbligatorie previste contrattualmente. Infatti è previsto che si possa attingere, per l’anno 2009, dai bilanci dei singoli istituti scolastici; le somme saranno successivamente reintegrate dal Ministero dell’Istruzione. Tale riforma avrà una ripercussione inevitabile sull’occupazione per i tagli previsti al personale scolastico valutati nell’ordine di 130mila posti di lavoro in tre anni. I dati sono ormai noti da tempo: negli ultimi 10 anni gli studenti sono diminuiti mentre la spesa pubblica per l’istruzione è cresciuta enormemente e il 97% è assorbito dagli stipendi. Per il Ministro Gelmini il 30% dei 7 miliardi di euro risparmiati in tre anni saranno investiti in premi ai docenti più meritevoli, in accorpamento delle classi e in ammodernamento degli edifici scolastici, in quanto “la qualità della scuola non dipende da quanto, ma da come si spende”.

L’art. 5 prevede che gli organi scolastici adottino libri di testo per i quali l’editore si è impegnato a mantenere invariato il contenuto nel quinquennio. Saranno rese invece disponibili le appendici di aggiornamento eventualmente necessarie. Salvo specifiche e motivate esigenze, l’adozione dei libri di testo avviene nella scuola primaria con cadenza quinquennale, a valere per il successivo quinquennio e nella scuola secondaria di primo e secondo grado ogni sei anni, a valere per i successivi sei anni. Per ridurre la spese delle famiglie ci saranno quindi meno cambiamenti nell’adozione dei libri di testo anche perché il dirigente scolastico dovrà vigilare sulle relative delibere del collegio dei docenti.

La riforma del sistema scolastico come voluta dal Ministro Gelmini all’insegna della chiarezza e della semplificazione, si basa quindi su tre principi: merito, autonomia, valutazione. La scuola deve premiare gli studenti migliori, ma deve essere premiante anche per il corpo docente; deve essere dotata di poteri e risorse adeguate per un’efficace capacità gestionale e un’adeguata programmazione degli interventi. Occorre inoltre un sistema di valutazione “che certifichi in trasparenza come e con quali risultati viene speso il denaro pubblico”. “Se ci deve essere competizione, deve esserci sui saperi, non certo sui vestiti!” Con l’occasione l’uso del grembiule nella scuola primaria è stato semplicemente consigliato!

Molte sono le cose ancora da fare anche nell’ambito della piena applicazione del principio di autonomia scolastica. Non si può ripartire ogni volta da zero e le innovazioni previste sono varie come l’iscrizione anticipata per i bambini della scuola d’infanzia, la riduzione delle ore di lezione nelle scuole professionali, l’aumento degli stipendi per i docenti, la riduzione degli indirizzi scolastici, la reintroduzione degli esami di riparazione, la razionalizzazione della rete scolastica, la valorizzazione delle scuole private parificate per rispetto delle scelte educative delle famiglie
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Valeria Silla

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