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Integrazione e discriminazione anche per gli italiani
Ultimo aggiornamento 03/06/2010 23:50:18
Integrazione e discriminazione anche per gli italiani che, per lavorare in un cantiere come manovali non specializzati, si "fingono" romeni? Integrazione anche per gli italiani che lavorano in Inghilterra? Domande che aprono un problema che va ben al di là della semplice difficoltà di integrazione degli stranieri in Italia.

Si prenda il mondo del lavoro, dove la discriminazione si verificano spesso, troppo spesso. Quando si parla d'integrazione si insiste sui doveri dei cosiddetti extracomunitari, tralasciando il tema dei diritti e delle misure di accoglienza e solidarietà necessarie per un loro effettivo inserimento nella società italiana. A ben vedere, legge e giustizia, per l'inevitabile processo di integrazione europea, servono anche per gli italiani. Comprendere il presente all’interno del Paese aiuta a scorgere le ombre sul futuro, aiuta anche ad evitare fatti, quale quelli accaduti di recente in Inghilterra, dove i lavoratori locali si sono arrabbiati, denunciando di essere discriminati in favore degli italiani, pagati meno. Del resto, non è forse vero che l'impiego di immigrati rappresenta un vantaggio economico per il datore di lavoro, in termini di basso salario, evasione contributiva e via discorrendo? Esistono milioni di migranti per il mondo, i popoli hanno tante difficoltà a incontrarsi e convivere. Servono interventi legislativi, giuridici e sociali per facilitare e aiutare l'incontro, la comprensione e l'accettazione dell'altro. Assimilare gli stranieri ai cittadini dello stato in cui vivono per quanto riguarda i diritti fondamentali e i diritti sociali, può contribuire a facilitare l'inserimento sociale di tutti, siano essi extracomunitari o italiani che lavorano all’estero. Certo, è importante e fondamentale conoscere le leggi. Quali sono i propri diritti e i propri doveri? Imparare la lingua, comprendere le regole del vivere civile, adattarsi alle abitudini e stili di vita del paese ospitante. Occorre fuggire dall’atteggiamento che punta a congelare lo straniero nella propria identità. Uno degli aspetti decisivi del processo di integrazione è l'impossibilità di accedere ai servizi sociali e di difendere i propri diritti. Contrastare la discriminazione e lo sfruttamento vuol dire riconoscere tutti i diritti di ciascun lavoratore, a prescindere dalla sua nazionalità. Diritti, si ripete, del lavoratore in quanto tale. Si dice che gli italiani non vogliano svolgere lavori di basso profilo, come i raccoglitori di frutta o di pomodori nei campi. Ma il problema è ben più ampio. Si consideri, ad esempio, che le regolarizzazioni degli immigrati avvengono spesso a seguito di incidenti sul lavoro, il giorno stesso dell'infortunio, quando in realtà frequentano un cantiere da mesi, un meccanismo non praticabile con gli italiani. L'integrazione, allora, la si ottiene non solo consentendo agli stranieri di lavorare, quanto applicando a tutti i lavoratori gli stessi diritti e ovviamente doveri del mondo del lavoro e della società civile.



Valeria Palombo

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