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Un Natale da immigrato…. Un pesce fuor d'acqua


Ultimo aggiornamento 03/06/2010 23:46:56

È tempo di Carnevale e la tradizione si rinnova in diverse località, con qualche variazione sul tema che non mancherà di stupire grandi e piccini. Ieri erano Natale e Capodanno, sulla strada di domani arriveranno Pasqua, Pasquetta e le altre feste religiose e non. Un Natale da immigrato…. Un pesce fuor d'acqua.

Sono quelli che credono nella specialità e sacralità del Natale, ovvero tutti i bambini (gli adulti e gli anziani?) liberi da abbondanze di "voglio", di "sono", di "regali", di "buonismo"; la risposta è che è un "nuovo" Natale e che Gesù Bambino sta per nascere. Gli altri, bambini e adulti, si cureranno solo del fatto che il regalo sia quello voluto e, smaliziati, metteranno in croce i dispensatori di doni per ottenerlo. Questa è una delle tante facce del Natale più conosciuto perché ormai divenuta parte importante nella sua celebrazione, una delle tante culture natalizie nel mondo. Ma per gli immigranti, per chi viene da un'altra cultura, è difficile adattarsi. "Vivere lontano dalla propria casa è sempre pesante e passare i giorni festivi lo è di più, specialmente nel periodo natalizio". Tuya è asiatica della Mongolia. Nel suo paese, Natale è una festa più familiare. Ma qui a Roma, dove vive per motivi di studio, la mancanza dei valori del proprio paese, durante le ultime feste di fine anno, è stata sostituita da altri valori. "Ho imparato quanto è significativo stare insieme alle persone che ami nel momento della felicità e quanto se ne può godere. Ma d'altra parte, essendo all'estero, sto con amici, persone che non ti fanno sentire che non sei coi tuoi familiari. Da quando cominciano a decorare l'albero di Natale, l'ambiente cambia subito, sento parlare dei regali, di visite ai genitori, amici, e io…". Momenti importanti, perché particolari e persino utili per poter pianificare l'anno nuovo. Natale e Capodanno sono sempre duri per che arriva in una nuova cultura. I cambiamenti sono molti visibili, esperienza concreta sentita da Marcos Paulo, originario del Mozambico, nel continente Africano. Nel suo paese le feste natalizie marcano un momento in cui la persona trova tutti i suoi amici e parenti, anche quelli con cui era in conflitto. È un'occasione per fare pace con tutti nell'attesa dell'avvenimento della nascita del bambino Gesù. Ha un carattere comunicativo dove l'attenzione è più indirizzata a quelli che non hanno nulla. "Passando il Natale come immigrato, mi sono sentito come un pesce fuori dall'acqua, ho sentito la mancanza dell'ambiente comunitario. Vivere il Natale qui a Roma mi è apparso più nel senso folcloristico". Lampadine che illuminano la città, lo shopping, i regali, proprio diverso dalla sua casa. "Dare agli altri il mio necessario e non il resto della mia abbondanza, è contrario alla mia cultura che vuole che noi diamo il necessario e non il superfluo. Un Natale freddo per me, non per il clima, ma per mancanza della vita. Anche a casa l'ho sempre passato al caldo ma non per il clima caldo del mio paese, ma per il calore umano che esiste durante le feste. Tutto è in movimento, per me questo Natale è stato freddo, senza gusto né gioia". Nostalgia, tristezza e paura del futuro hanno accompagnato Carina, sudanese, richiedente asilo politico, durante il periodo natalizio. Nonostante l'invito a pranzo di una coppia romana non ha potuto superare l'angoscia. Il riso con frutti di mare, pesce, gamberi e vongole non sono stati di nessun aiuto. Invece l'hanno riportata al suo triste passato, al suo lungo e difficile viaggio verso l'Italia, che per lei rappresentava la salvezza da un incubo di vita dovuto alla guerra. Un incubo che ancor oggi non riesce a dimenticare. "Il rumore dei fuochi d'artificio e l'illuminazione di questi giorni non sono diversi dai bombardamenti, sentire lo scoppio dentro casa mi terrorizzava, so che non potrò mai cancellare i miei ricordi. Per me Natale è diventato niente di speciale, mentre nel mio paese, prima della guerra, il Natale era una occasione speciale per il mangiare, i regali, i vestiti, i parenti, gli amici…". E il Carnevale? La Pasqua? Anche queste feste che si stanno celebrando in questi e nei prossimi giorni, saranno vissute dagli immigranti in modo diverso? Che cosa può rappresentare il Carnevale, festa di origine pagana molto antica, per un africano, un indiano o un mongolo? La festa del Carnevale è molto popolare nei paesi occidentali e in america latina ma quasi completamente sconosciuta nelle altre parti del mondo. Ne parleremo, sentendo loro, gli immigrati, nel prossimo articolo.





Valeria Palombo

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