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Giotto e il Trecento
Ultimo aggiornamento 03/06/2010 23:45:35
"Il più Sovrano Maestro stato in dipintura". A distanza di settantadue anni dall'ultimo evento dedicato al maestro fiorentino, il Complesso del Vittoriano ospita fino al 29 giugno un'intera rassegna incentrata sulla figura di Giotto di Bondone e sull'arte del Trecento.

Centocinquanta opere che ricalcano il percorso di colui che venne definito il primo pittore "italiano", evidenziando lo straordinario impatto che il suo segno ebbe su tutta la cultura medioevale. Tempere su tavola, affreschi e mosaici. Ma anche sculture in marmo e in legno, ovvero manoscritti miniati, sigilli e oreficerie varie. L'influenza che Giotto ebbe sui suoi contemporanei fu tale da interessare i temi stilistici e iconografici di tutte le discipline figurative, non solo della pittura. Una personalità artistica forte, che incarna un momento cruciale nella vita culturale italiana ed europea: accanto ai tradizionali elementi classici di armonia e plasticità, dopo secoli si torna a parlare di naturalezza, di realtà e di dimensione della psicologia umana. Aspetti innovativi, che anticipano e gettano le basi dei successivi valori formali e degli ideali del Rinascimento. Il nucleo centrale della mostra è dato da venti capolavori eseguiti direttamente dal maestro fiorentino e dalla sua bottega, tra cui le enormi tavole della "Madonna con il Bambino e i Santi Nicola di Bari, Giovanni Evangelista, Pietro e Benedetto" (1295-1300 circa) e del "Cristo benedicente tra San Giovanni Evangelista, la Vergine, San Giovanni Battista e San Francesco d'Assisi" (1310-1315 circa). In esse dominano figure singole, sobrie e armoniose, che si stagliano da un fondo dorato omogeneo per lanciare sguardi penetranti e carichi di tensione emotiva. Ad arricchire l'esposizione contribuiscono anche i resti del meraviglioso mosaico della Navicella degli Apostoli alloggiato nella Basilica Vaticana, eseguito da Giotto attorno al 1310 in collaborazione con la bottega di Pietro Cavallini, le grandi tempere su tavola raffiguranti San Pietro con le chiavi del paradiso e San Paolo armato della spada della fede, nonché, in anteprima assoluta, il restauro del Polittico di Badia, conservato presso il Museo degli Uffizzi di Firenze. La mostra dà poi ampio spazio a numerosi artisti della prima metà del XIV secolo, a vario titolo interpreti della lezione giottesca. Tra loro spiccano i pittori Simone Martini, Pietro Lorenzetti, Taddeo di Stefano detto il 'Giottino', Puccio Capanna e Giovanni da Milano, gli scultori Arnolfo di Cambio, Tino di Camaino, Giovanni di Balduccio e Andrea Pisano, gli orafi Guccio di Mannaia e Andrea Pucci Sardi, i miniatori Cristoforo Orimina e il Maestro del Codice di San Giorgio.



Valeria Palombo

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