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Il bambino e l'amico immaginario
Ultimo aggiornamento 03/06/2010 23:44:53
Per i bambini in tenera età avere un amico immaginario è un fatto piuttosto usuale, in special modo per i soggetti dotati di un forte istinto creativo. Solitudine, necessità di sdoppiarsi per dialogare con se stessi e conoscersi meglio, o forse una sorta di training per affinare le proprie capacità relazionali, in vista delle prime esperienze al di fuori del contesto familiare. Comunque la si veda, il compagno fittizio è quasi sempre una tappa importante nella crescita e nello sviluppo della personalità.

L'amico di giochi immaginario può assumere diverse forme. Molto spesso coincide col pupazzo di peluche preferito, regalo dell'ultimo compleanno. Altre volte, invece, è del tutto privo di connotati fisici, arrivando al massimo ad incarnarsi con la propria ombra. In ogni caso, per il suo creatore egli diviene un autentico punto di riferimento, l'interlocutore privilegiato con cui relazionarsi senza correre il rischio di essere frainteso o, ancor peggio, giudicato. Inoltre è disponibile in qualsiasi momento della giornata, compresa la notte, quando la paura del buio sovente si compensa accendendo l'interruttore della fantasia. Nonostante le perplessità dei genitori, invero gli esperti sono propensi a giudicare l'amico immaginario un elemento tutt'altro che preoccupante. Anzi, secondo un recente studio di alcuni ricercatori neozelandesi dell'Università di Otago, l'attitudine a dialogare con un compagno di fantasia giocherebbe addirittura un ruolo positivo nello sviluppo delle capacità linguistiche di un infante. "I bambini con un amico immaginario denotano una maggiore inclinazione a raccontare delle storie – rileva Elaine Reese dalle colonne della rivista Child Development – Nel caso di storie di fantasia, si dimostrano più abili nella costruzione di un discorso. Nei racconti di vita reale, invece, sono in grado di fornire un numero superiore di dettagli descrittivi circa le componenti tempo e ambientazione". Ovviamente il gioco dell'amico immaginario è normale, e persino utile, fino a quando si limita alla fase preadolescenziale, ossia fino ai 9-10 anni. Oltre tale età, infatti, potrebbe insorgere il rischio che esso mascheri qualche problema di integrazione del bambino con i suoi coetanei, ovvero di comprensione e apprezzamento da parte degli adulti con cui egli si trova in contatto, a cominciare dagli insegnanti scolastici.



Valeria Palombo

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