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Italia e protezione umanitaria.


Ultimo aggiornamento 23/11/2016 16:03:20

 

Le richieste di asilo sono in forte crescita anche da parte di chi arriva da paesi che non sono in guerra, ma solo il 5% di richiedenti asilo ottiene lo status di rifugiato (solo uno su venti).

Il 13% riceve il permesso di soggiorno per protezione sussidiaria rilasciata a chi rischia di subire un danno grave nel caso di rientro nel proprio paese. Il 19 % ottiene la protezione per motivi umanitari che dura 24 mesi prorogabili. Il migrante che intende richiedere asilo in Italia presenta una domanda di protezione internazionale alla questura o alla polizia di frontiera. La richiesta è valutata da una delle 40 commissioni territoriali del dipartimento delle libertà civili e immigrazione del Ministero dell’Interno. Contro il diniego è possibile presentare ricorso in tribunale, le cui sentenze possono essere impugnate in appello e in ultima istanza in Cassazione. Tra i provvedimenti si segnala quello del Tribunale di Genova del 4 luglio 2016 che ha riconosciuto  la protezione umanitaria a un richiedente asilo senegalese in base a tre presupposti:

1) "vulnerabilità" del ricorrente, dettata dalla sua età, dalla condizione di vita e dal contesto di provenienza in quanto era arrivato come minorenne da una zona rurale povera sia economicamente che culturalmente; 2) "totale assenza di mezzi di sostentamento" nel caso fosse costretto a rientrare nel paese da un decreto di espulsione e, a causa dell’estrema  povertà della famiglia nel paese d’origine, non avrebbe una vita dignitosa;
3) percorso di integrazione sociale 
verificabile dall’impegno profuso nell’apprendimento della lingua italiana e dalla partecipazione alle attività di orientamento lavorativo e di volontariato. Questi tre principi, potrebbero essere applicati anche dalle stesse Commissioni territoriali.  I benefici sarebbero per il richiedente asilo, per il sistema d’accoglienza, per i tribunali congestionati dai ricorsi. Da ultimo di recente la Corte di giustizia ha escluso l’espulsione dell’extracomunitario anche con precedenti penali che ha l’affidamento esclusivo di un minore con passaporto europeo. Uno Stato UE può, in circostanze eccezionali, decretare l’espulsione per motivi di ordine pubblico, ma, in caso di affido esclusivo prevale l’interesse superiore del figlio. Parimenti secondo la Cassazione (sent. n.18563 del 22.9.2016) non si possono espellere stranieri extracomunitari, ignorando il radicamento scolastico, l’età e l’esigenza di piccoli malati affetti da anomalie genetiche che sarebbero causa di grave discriminazione nel paese d’origine.





Valeria Silla

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