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I NUOVI CONTRATTI DI CONVIVENZA


Ultimo aggiornamento 04/03/2016 12:34:23

Il recente ddl sulle unioni civili, c.d. decreto Cirinnà si occupa di unioni civili e convivenze di fatto..

 

Le unioni civili  sono specifiche formazioni sociali costituite da persone maggiorenni dello stesso sesso; le convivenze di fatto, invece, riguardano tutte le coppie formate da due persone maggiorenni (sia etero che omosessuali) non legate da vincoli giuridici ma da un legame affettivo e da reciproca assistenza morale e materiale che possono regolare i propri rapporti patrimoniali attraverso un "contratto di convivenza".  

I contratti di convivenza nascono quindi prima di tutto dalle esigenze e aspettative della coppia che può pianificare il proprio rapporto, con la previsione di diritti e doveri, alcuni dei quali inderogabili.  

Si tratta di una possibilità non di un obbligo e il contratto è produttivo di effetti obbligatori tra le parti che lo sottoscrivono: infatti ciò  che è stabilito congiuntamente nel contratto deve essere rispettato dai due conviventi ed entrambi possono agire giudizialmente se il partner non rispetta i doveri previsti. Va redatto in forma scritta, a pena di nullità, con atto pubblico e /o scrittura privata autenticata da un notaio o da un avvocato che attestino la conformità alle norme imperative e all’ordine pubblico. Sarà poi cura del professionista incaricato trasmettere l’accordo al Comune di residenza dei conviventi per l’iscrizione nei registri dello stato civile.

 Nel contratto di convivenza possono essere inserite clausole specifiche che regolano le modalità di contribuzione dei conviventi alle necessità della vita in comune in relazione al patrimonio e al reddito di ciascuno di essi e alla loro capacità di lavoro professionale e casalingo. Generalmente nel caso di convivenza di fatto non si instaura un regime di comunione dei beni,  in quanto ognuno rimane esclusivo proprietario di ciò che acquista. Con il contratto di convivenza si può ottenere la messa in comune dei beni e possono essere definiti i comportamenti da tenere anche nel  caso di rottura del legame che può avvenire per accordo delle parti o per volontà unilaterale. I conviventi hanno diritto reciproco di visita, di assistenza e di accesso alle informazioni in caso di malattia o ricovero ospedaliero, hanno diritto all’assistenza ospedaliera e penitenziaria e agli alimenti (non mantenimento). Il convivente può essere nominato tutore, curatore, amministratore di sostegno; ha diritto allo stesso risarcimento del coniuge superstite in caso di sinistro mortale; ha diritto di subentrare nel contratto di locazione se l’intestatario muore o recede dal contratto e può essere delegato ad assumere le decisioni per la salute del partner (consenso informato ad un intervento), per la donazione di organi, per il trattamento del corpo e per i funerali. Se il proprietario della casa è solo uno dei due conviventi, nel caso in cui morisse, il partner superstite avrà diritto di continuare a vivere nell’abitazione comune per due anni o per un periodo pari alla convivenza se superiore a due anni. In ogni caso non si potranno superare i 5 anni. Ai conviventi inoltre spettano i titoli di preferenza assegnati ai nuclei familiari per le graduatorie per l’assegnazione di alloggi di edilizia popolare e i diritti di partecipare agli utili e ai beni dell’impresa familiare, a meno che non sussista un rapporto di società o di lavoro subordinato.





Valeria Silla

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