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La partecipazione popolare: petizioni e referendum
Ultimo aggiornamento 04/06/2010 00:01:31
L'art. 114 della Costituzione, nel testo riformato dalla legge n. 3 del 18 ottobre 2001, ha stabilito che la Repubblica Italiana è costituita dai Comuni, dalle Provincie, dalle Città Metropolitane e dalle Regioni. Di conseguenza parliamo a tutti gli effetti di Enti Autonomi, con propri statuti, poteri, e funzioni. In particolare, nel definire i rispettivi regolamenti, è stabilito che essi debbano prevedere in via principale la partecipazione dei cittadini nella gestione dell’Amministrazione Pubblica.

La partecipazione popolare nelle istituzioni locali costituisce uno straordinario arricchimento alla collettività ed accresce la democratizzazione nel rapporto tra i cittadini e gli organi da questi ultimi eletti. L'art. 8 del Testo Unico degli Enti Locali, ossia il D.Lgs. n. 267/00, prevede che essa avvenga promovendo associazioni, comitati e altre forme spontaneamente costituite, le quali possano liberamente esprimere le loro esigenze e proporre i mezzi per risolvere i problemi della comunità, secondo il principio della sussidiarietà orizzontale. Tra le varie forme, l'iniziativa si può sostanziare in petizioni e proposte per la consultazione dei cittadini.

Le petizioni rappresentano le modalità attraverso le quali i soggetti privati hanno la facoltà di rivolgersi agli organi locali di appartenenza per sottoporre loro questioni di una certa rilevanza, ovvero per richiedere l’adozione di provvedimenti specifici in relazione a determinate esigenze. In sostanza, si tratta di atti diretti a sollecitare un intervento dell'amministrazione pubblica. In taluni casi, come stabilisce ad esempio lo Statuto della Campania, gli organi regionali hanno l'obbligo di prendere in esame le petizioni e di fornire al riguardo un'apposita risposta scritta.

L'istituto del referendum a livello locale è esplicitamente previsto nella nostra carta costituzionale dagli articoli 123, 132 e 133. Tali norme designano tre diverse tipologie di consultazioni: il referendum abrogativo su leggi e provvedimenti regionali; il referendum consultivo obbligatorio per la conferma dello Statuto; i cosiddetti referendum "territoriali", per l'istituzione di nuovi Enti territoriali, le loro modificazioni per incorporazione o scissione, il trasferimento di Comuni e Province da una Regione a un'altra.

Oltre alle suddette forme abrogative e consultive obbligatorie, un'ulteriore tipologia di referendum presente in tutte le Regioni è quella consultiva facoltativa. Si tratta di una modalità di partecipazione per così dire "discrezionale", nel senso che la decisione relativa ad un suo eventuale ricorso è rimessa alla volontà degli organi politici. Per quanto attiene all'oggetto, ai termini dell'iniziativa e agli effetti del pronunciamento, tutto ciò è disciplinato dai singoli Statuti regionali. Ad oggi, invero, in nessuno di essi è previsto che l’esito della consultazione risulti vincolante per le amministrazioni pubbliche. Appena cinque anni fa, nel 2004, una nuova forma di referendum è stata introdotta nell'ordinamento della Regionale Lazio. L'art. 62 dello Statuto, infatti, postula la possibilità di una vera e propria consultazione a carattere propositivo.

Nello specifico, si è stabilito che la proposta di legge regionale da sottoporre a giudizio popolare venga presentata al Presidente del Consiglio regionale da almeno 50.000 elettori residenti. Qualora l'organo assembleare non deliberi in ordine ad essa, il Presidente della Regione indice con decreto il referendum. In caso di esito positivo di quest'ultimo, il Consiglio sarà obbligato a vagliare la proposta, fermo restando il pieno diritto di modificarne o integrarne il contenuto.





Valeria Palombo

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