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L'Enciclica e la questione immigrazione
Ultimo aggiornamento 03/06/2010 23:52:16
L'immigrazione e l'Enciclica. Benedetto XVI chiama alla corresponsabilità la comunità internazionale. Servono reali politiche di cooperazione e opportunità di crescita e di sviluppo. Ad esempio, dando la possibilità agli studenti stranieri di prepararsi fuori a fare "il medico in Africa" per poi ritornare "a casa". Un progetto attualmente reso possibile grazie all'operato di missionari e volontari.

Pubblicata alla vigilia del G8 in un momento di grave recessione economica, figlia di una forte crisi dei valori morali, la terza Enciclica del Papa è tutta incentrata sulle grandi questioni poste dalla globalizzazione: dall'economia e dai suoi effetti sulle vita delle persone, ai problemi dell’immigrazione e alle questione della bioetica. In 127 pagine, la nuova enciclica sociale di papa Ratzinger affronta i temi globali che presenta il mondo oggi. “Caritas in Veritate” è perciò un richiamo di emergenza del Pontefice sul piano etico-sociale. La mancanza di etica produce rischi di distruzione di ricchezza, la storia della crisi attuale dovrebbe lasciare pochi dubbi in proposito. È lo spreco di risorse a generare perdite per la comunità, lo sviluppo falsato ad innescare diseconomie e ingiustizie, l'asservimento del cittadino agli esclusivi bisogni dello Stato a dare vita alla debolezza e alla conseguente sfiducia verso le istituzioni. Di fronte alle questioni sull’immigrazione, Benedetto XVI chiama alla corresponsabilità la comunità internazionale, ricordando anche l’aspetto contestuale degli migranti. “In ogni contesto non bisogna mai dimenticare che il migrante è titolare di diritti umani fondamentali che vanno sempre rispettati e che tali lavoratori non possono essere considerati come una merce o una mera forza lavoro. Non devono essere trattati come qualsiasi altro fatto di produzione”. Chiede il rispetto dei migranti, invitando a non dimenticare che gli immigrati “recano un contributo significativo allo sviluppo economico del Paese ospite con il loro lavoro, oltre che a quello del Paese d'origine grazie alle rimesse finanziarie”. A detta del Pontefice servono politiche di cooperazione internazionale, da sviluppare in stretta collaborazione tra i Paesi da cui partono i migranti e i quelli in cui arrivano. Esse, poi, vanno accompagnate da adeguate normative internazionali in grado di armonizzare i diversi assetti legislativi, nella prospettiva di salvaguardare le esigenze e i diritti delle persone e delle famiglie emigrate e, al tempo stesso, quelli delle società di approdo degli stessi. La Chiesa, attraverso missionari e volontari, già contribuisce con alcuni progetti ad aiutare le popolazioni nelle terre di origine. Da qualche anno, i laureandi delle facoltà di medicina negli atenei di Roma imparano a fare “il medico in Africa”, in vista di un successivo ritorno “a casa”. Un progetto reso possibile grazie all’aiuto organizzativo dei missionari sul campo in Africa, in zone bisognose di cure mediche, e il contribuito finanziario e il coordinamento dei volontari a Roma. Un’iniziativa che pone in risalto anche il valore etico nell’ambito della formazione professionale.



Valeria Palombo

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