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L'immigrato: quale strada scegliere?
Ultimo aggiornamento 1° aprile 2009
Regolare o irregolare: la questione dell’immigrato rimane una argomento caldo, mutevole come il mare a seconda del tempo. Il fenomeno migratorio è visto da alcune persone come nocivo per gli individui, le famiglie e i popoli. Tale approccio di fatto conduce ad un intollerabile disprezzo della dignità e dei diritti umani. Di più: è una minaccia alla coesione sociale.

In Italia, così come in tutto il mondo, l'immigrazione è in continua crescita. È ormai una realtà che comprende la presenza di intere famiglie. Coinvolge, cioè, donne, uomini e bambini. Ciò impone numerose domande che vanno ben al di là della mera risposta individuale di un singolo cittadino: questa presenza tocca ormai la politica dei governi, ne mette in discussione le relative decisioni, prima di accoglienza e poi,  conseguentemente, di gestione di tale presenza differenziata. Per intenderci: le famiglie esigono risposte ben più complesse  e articolate di quelle che possono essere date ai singoli immigrati.
 
Anche se spesso a riempire le cronache dei mass media o a creare preoccupazione sono gli immigrati irregolari, anche chi è in condizione regolare soffre molto spesso dello stesso rigetto collettivo più che individuale, ove si pensi alle difficoltà di scolarizzazione, ai problemi di alloggio, alle difficoltà nel lavoro fino alla perdita della vita.

L’Italia ha prodotto oltre 50 milioni di emigrati negli ultimi cento anni. Perché non dare spazio a chi vuole vivere tra gli italiani e contribuire alla crescita del Paese? Molti degli immigrati che approdano in Italia, sono in cerca di un rifugio, di pace o perfino della sopravvivenza.

In questo fenomeno di nomadismo che genera una straordinaria mobilità sociale, riflettendoci, si può vedere, non già una minaccia, bensì una chance per costruire una società diversificata, pluriculturale, multi religiosa. Una società finalmente fondata sulla tolleranza. Una società in cui ci si arricchisce a vicenda, dove tutti hanno da dare e tutti hanno da accettare dall’altro.

Il “quotidiano” dell’immigrato è una continua lotta per integrarsi: ci sono momenti belli e tranquilli e ci sono momenti grigi e di fredda tempesta. Per l’immigrato regolare o irregolare, a volte sembra che la vita sia vuota e piatta. Qualcuno si chiede dove sono finite le sue speranze? Voglio dire quelle che lo hanno accompagnato nella tortuosa via dell’uscita dal suo Paese? Perché negargli i diritti come quelli della salute e approvare norme che li escludono? Perché si continua a considerare la clandestinità come un reato da punire, rifiutando i diritti fondamentali della persona?

L’immigrato è una risorsa per la crescita economica del Paese. La maggioranza degli immigrati contribuisce alla ricchezza nazionale con sacrificio, offrendo servizi non più ricercati dagli italiani, accettando salari più bassi della norma, garantendo sostegno agli anziani e ai disabili non più seguiti dalle loro famiglie. Quale strada scegliere? Anche se all’orizzonte vanno disegnandosi non poche ombre sul futuro, non si deve avere paura. Non bisogna pensare che l’immigrato sia la causa della mancanza di lavoro, anzi spesso è, con lo sfruttamento, con il lavoro in nero, la soluzione di molti problemi. Basta vedere come nel Nord dell’Italia si predichi l’espulsione degli immigrati ed allo stesso tempo si utilizzino gli stessi nelle fabbriche locali. La società ha bisogno di cittadini che ragionino al di là dei loro pregiudizi.

La crisi che vive il mondo richiede più sobrietà e solidarietà da parte di ognuno, orientamenti che possono tradursi sia nelle piccole azioni di tutti i giorni, sia in nuove più coraggiose decisioni governative. L’immigrato è ormai parte del quotidiano, dunque parte di noi. Come si fa a non vederlo con speranza se già è parte di noi?



Flavie Ngah

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