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Permesso di soggiorno per motivi religiosi: possibile la conversione
Ultimo aggiornamento 1° aprile 2009
Un permesso di soggiorno richiesto per motivi religiosi può essere convertito in uno per motivi di lavoro quando siano cessati i presupposti che hanno permesso l’ingresso nel territorio italiano, ossia l’appartenenza ad un ordine religioso poi abbandonato previa dispensa dai voti, e nel frattempo sia stato assunto un impiego professionale subordinato presso una struttura pubblica o privata.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, con la sentenza n. 1206 del 5 febbraio 2009, ha accolto il ricorso di una signora residente in Italia che aveva richiesto la conversione del suo permesso di soggiorno per motivi religiosi in permesso di soggiorno per motivi di lavoro.

In sintesi questo il fatto. Nel 1999 una suora indiana entrava con regolare permesso di soggiorno in Italia ed iniziava a svolgere con regolare contratto di lavoro la professione di infermiera subordinata presso strutture sanitarie private. Successivamente, previa richiesta e nulla osta di dispensa dai voti religiosi da parte della Congregazione degli Istituti di Vita Consacrata e le Società di Vita Apostolica, la signora, oramai laica, nel corso della vigenza del primo permesso di soggiorno, presentava una richiesta di rinnovo e conversione da motivi religiosi a motivi di lavoro subordinato. La Questura di Roma rifiutava tale rinnovo, basandosi sul fatto che la legge vigente (l'art. 14 del D.P.R. n. 394/99) non contemplava, tra le varie ipotesi, quella specifica di conversione da motivi religiosi a motivi professionali.

Il Tribunale Amministrativo Regionale del Lazio, a cui la signora ha presentato ricorso, ha dato ragione alla ricorrente infermiera, ammettendo un'interpretazione estensiva favorevole della norma. Infatti i Giudici hanno ricordato come la suddetta norma richiamata dalla Questura a fondamento del rigetto consenta espressamente la conversione di alcune tipologie di permesso (lavoro autonomo, lavoro subordinato, studio, famiglia), e comunque non possa interpretarsi in senso restrittivo e limitatamente ai casi richiamati.

In altri termini, a dire del Tribunale Amministrativo essa “non può interpretarsi, come operato dall’amministrazione, nel senso che soltanto le menzionate tipologie di permesso di soggiorno possano essere oggetto di conversione e, conseguentemente, che per quelle non espressamente ivi richiamate tale conversione non sarebbe consentita”. Tutto ciò in quanto la disposizione di legge non contiene alcuna espressa esclusione dalla conversione di altre tipologie di permesso di soggiorno diverse da quelle menzionate, e in particolare con riferimento al permesso di soggiorno per motivi religiosi in permesso di soggiorno per ragioni di lavoro.

In conseguenza di ciò, vista l'assenza di una preclusione esplicita, la norma deve essere interpretata estensivamente e in senso favorevole alla conversione, che viene stabilita come possibile. Tanto più che, nel caso di specie, la professione infermieristica presso strutture pubbliche o private è per legge esente dal rispetto delle quote d'ingresso per le attività lavorative, come invece previsto per altre categorie professionali
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Valeria Palombo

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