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L’azione di classe... a tutela dei consumatori e nei confronti della Pubblica Amministrazione.
Ultimo aggiornamento 22 febbraio 2010
Da gennaio 2010 è possibile fare cause di gruppo per ottenere risarcimenti dei danni collettivi, procurati ad un gran numero di consumatori a causa di un medesimo comportamento illecito. le aziende spesso, assumono comportamenti scorretti nella consapevolezza che nessun consumatore abbia voglia, tempo e risorse per affrontare un giudizio dalla durata indefinita.
Il risarcimento dei danni collettivi è un nuovo strumento per rendere giustizia ai cittadini in tutte quelle situazioni nelle quali si discute di importi di valore contenuto e dunque, generalmente, essi rinunciano alla difesa dei propri diritti. L’istituto è stato introdotto dal nuovo articolo 140 bis del codice del consumo, di cui al decreto legislativo 6 settembre 2005, n. 206. Entra in vigore così anche in Italia l’azione legale collettiva (class action) per ottenere il risarcimento per illeciti avvenuti a partire però solo dal 16 agosto 2009. È quindi esclusa la possibilità di ottenere un risarcimento del danno per tutti gli scandali finanziari degli ultimi anni, come ad esempio Cirio, Parmalat, Lehman Brothers, bond argentini.

L'esercizio dell'azione collettiva può essere avviato anche da singoli consumatori o utenti, anziché solo dalle loro associazioni e viene semplificato il meccanismo di liquidazione del danno. Chiunque abbia subito le conseguenze di condotte o pratiche commerciali scorrette, oppure abbia acquistato un prodotto difettoso o pericoloso, o sia soggetto di pregiudizio da un'impresa, in conseguenza di un inadempimento contrattuale può fare ricorso al Tribunale assistito da un avvocato, eventualmente dando mandato a un'associazione di tutela dei consumatori. Gli altri consumatori interessati, che vantano la stessa pretesa, possono scegliere di aderire all'azione di classe già promossa, senza dover ricorrere al patrocinio dell'avvocato. L’adesione deve essere comunicata per iscritto e può essere comunicata anche nel giudizio di appello. Se l'azione è condotta collettivamente, le spese così si riducono e il singolo utente acquista maggiore forza nei confronti dell’azienda citata in giudizio.
 
L’azione di classe deve essere proposta al Tribunale ordinario avente sede nel capoluogo della regione in cui ha sede l'impresa e viene introdotta con atto di citazione, da notificarsi anche all'ufficio del pubblico ministero che può intervenire limitatamente al giudizio di ammissibilità. Quando il Giudice emana l'ordinanza con cui ammette l'azione, il Tribunale fissa termini e modalità per la pubblicità più opportuna, ai fini della tempestiva adesione di tutti gli interessati. L'esecuzione della pubblicità è condizione di procedibilità della domanda e viene assicurata la piena trasparenza di tutte le fasi del procedimento, compresa la pubblicità sul sito del ministero dello Sviluppo Economico.
 
La sentenza che definisce il giudizio fa stato anche nei confronti dei consumatori che hanno aderito all'azione collettiva e liquida la somma da corrispondere o da restituire ai singoli utenti. Nei sessanta giorni successivi alla notificazione della sentenza, l'impresa propone il pagamento di una somma, con atto sottoscritto, comunicato a ciascun utente e depositato in cancelleria. La proposta in qualsiasi forma accettata dal consumatore costituisce titolo esecutivo.
 
Se l'impresa non comunica la proposta entro il termine di legge o non vi è stata accettazione nel termine di sessanta giorni dalla comunicazione della stessa, il presidente del Tribunale competente costituisce un'unica camera di conciliazione per la determinazione delle somme da corrispondere o da restituire ai consumatori che hanno aderito all'azione collettiva o sono intervenuti e che ne fanno domanda. In alternativa, su concorde richiesta del promotore dell'azione collettiva e dell'impresa convenuta, il presidente del Tribunale dispone che la composizione non contenziosa abbia luogo presso uno degli organismi di conciliazione di cui all'articolo 38 del decreto legislativo 17 gennaio 2003, n. 5, operante presso il Comune in cui ha sede il Tribunale.
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Valeria Silla

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