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L'avvocato a spese dello Stato
Ultimo aggiornamento 1° marzo 2009
Esiste la possibilità di avere una difesa gratuita a mezzo di un avvocato nell’ambito di un procedimento giudiziario. È necessario essere in possesso dei requisiti previsti dalla legge, tra cui l’esistenza di un reddito annuo non superiore al limite prestabilito. In tal modo l’avvocato verrà retribuito a spese dello Stato, previa emissione del decreto di liquidazione degli onorari da parte del Giudice competente.

Sapevi che le persone che non hanno un reddito elevato possono accedere alla difesa dei propri diritti e interessi legittimi a spese dello Stato? La legge, infatti, fornisce l’opportunità di un accesso gratuito della persona alla propria difesa legale, a mezzo di un avvocato, nel procedimento civile, penale, amministrativo, contabile, tributario e negli affari di volontaria giurisdizione, quando le ragioni che si intendono far valere risultino non manifestamente infondate. Tale possibilità è resa a tutti, cittadini, stranieri e apolidi, in conformità dell’art. 24 della Costituzione della Repubblica Italiana, secondo cui: “Tutti possono agire in giudizio per la tutela dei propri diritti e interessi legittimi. La difesa è diritto inviolabile in ogni stato e grado del procedimento. Sono assicurati ai non abbienti, con appositi istituti, i mezzi per agire e difendersi davanti ad ogni giurisdizione”.

Dalla legge si possono trarre precise indicazioni sulle condizioni per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato, sul contenuto della domanda, sull’oggetto e sulla materia rispetto alla quale poter essere ammessi a tale risorsa. Quanto alle disposizioni generali che stabiliscono le modalità per l’accesso al gratuito patrocinio, attualmente può essere ammessa una persona che risulti titolare di un reddito imponibile ai fini Irpef non superiore ad € 9.723,84, secondo i dati forniti nell'ultima dichiarazione dei redditi. Tale limite è adeguato ogni due anni in relazione alla variazione accertata dall’ISTAT, dall’indice dei prezzi al consumo per le famiglie di operai e impiegati, verificatasi nel biennio precedente, con decreto dirigenziale del Ministero della Giustizia, di concerto con il Ministero dell’Economia e delle Finanze.

La domanda deve essere scritta in carta semplice e deve necessariamente contenere gli elementi idonei all'identificazione del richiedente e del suo nucleo famigliare (generalità, codice fiscale, ecc.), un'autocertificazione del reddito e l’impegno a comunicare immediatamente (e comunque non oltre 30 giorni dalla scadenza del termine di un anno dalla data di presentazione dell’istanza, e fino a che il processo non sia definito) le variazioni rilevanti dei limiti di reddito. La documentazione necessaria ad accertare la veridicità di quanto indicato nella domanda deve essere esibita dall’interessato al Giudice del processo o al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati solo se richiesta da tali organi, altrimenti è sufficiente l'autocertificazione. Sono previste sanzioni civili, quali la revoca del beneficio e il recupero delle spese anticipate dallo Stato, nonché sanzioni penali, quali la reclusione da uno a cinque anni e la multa da € 309,87 a € 1.549,37, a carico di chi formuli l’istanza attestando falsamente la sussistenza o il mantenimento delle condizioni di reddito previste dalla legge.

Nei procedimenti civili e di volontaria giurisdizione la domanda per l’ammissione al patrocinio a spese dello Stato deve essere presentata al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati competente per territorio, ossia al Consiglio competente per territorio presso il quale si trova l’Autorità Giudiziaria innanzi alla quale deve essere iniziata o continuata la causa. In tutti gli altri casi (ad esempio nel processo penale), l’istanza viene presentata direttamente al Giudice del processo che decide in merito.

Il beneficio del gratuito patrocinio consente di evitare completamente i costi sia per le spese del processo sia per l’onorario dell’avvocato
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Valeria Palombo

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Per ulteriori approfondimenti, si rimanda alla consultazione del Decreto Legislativo n. 113 del 30 maggio 2002 "Testo unico delle disposizioni legislative in materia di spese di giustizia", artt. 76 e seguenti

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